
1 Protezione della vite con un'ulteriore riduzione dei dosaggi di rame rispetto alla situazione attuale, in linea con le probabili direttive future in materia.
1.1 Livello di presenza di rame sufficiente ad avere effetto antiperonosporico, nelle specifiche condizioni regionali
Il progetto effettuerà un accurato monitoraggio in campo dell’incidenza della malattia sui grappoli e sulla pagina inferiore delle foglie (sito primario di infezione), in modo da comprendere a quali livelli di presenza di rame sulla superficie esposta della parete fogliare corrisponde una concentrazione inibente sulle pagine inferiori, sul rachide dei giovani grappoli e sugli acini in fase vegetativa. Questi dati fondamentali per una lotta sostenibile alla peronospora non sono attualmente disponibili ai viticoltori friulani.
1.2 Metodo per la determinazione della presenza di rame sulle foglie attraverso analisi d’immagine
Per superare il limite attuale, che non consente in pratica la misura sistematica del rame residuo sulla vegetazione del vigneto, sarà sviluppato un nuovo metodo d’analisi non distruttivo, basato sulle moderne tecniche di analisi dell’immagine, che consenta di effettuare un numero molto elevato di misurazioni con costi e impiego di tempo contenuti e quindi effettuabili di routine da tutti i viticoltori. Il progetto individua una sonda chimica capace di reagire con il rame sulle foglie dando una colorazione rilevabile dai software di elaborazione d’immagine a partire da fotografie acquisite con fotocamere digitali di uso comune.
1.3 Determinazione delle perdite di efficacia del rame sulla vegetazione della vite
Scopo dell’attività è la messa a punto di un modello in grado di simulare la perdita di efficacia che i formulati rameici subiscono nel tempo a seguito di ripetuti cicli di bagnatura e successiva asciugatura, che comportano ripetute solubilizzazioni parziali e cristallizzazioni in aggregati progressivamente più grandi e meno attivi.
La possibilità di isolare questo effetto da altri più studiati e facilmente determinabili, quali il dilavamento e la diluizione per effetto della crescita vegetativa, permetterà una ulteriore razionalizzazione degli interventi fitosanitari sia riguardo l’intervallo tra trattamenti che le dosi utilizzate.
Questo tipo di approccio si propone di colmare una carenza di conoscenza e risulta direttamente applicabile nella pratica di campo una volta definito l’ordine di grandezza della perdita di efficacia.
2 Riduzione utilizzo di input nella vinificazione bio (solforosa in primis)
2.1 Monitoraggio costante della fermentazione e incremento della conoscenza dei processi fermentativi
2.2 Predisposizione di protocolli per elaborare le uve secondo criteri a basso input in grado di valorizzare le loro potenzialità enologiche.
3 Creazione di una panoramica sulle tendenze di consumo vini senza solfiti/biologici (anche ambienti di consumo) e elaborazione dei relativi strumenti per una campagna di marketing.